Curiosità e FAQ

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Che Cos’è un Impianto Fumario?


L'impianto fumario è costituito da tre elementi: il raccordo (detto anche canale da fumo), la canna fumaria ed il comignolo. Il raccordo, come dice il suo nome, unisce l'apparecchio di combustione alla canna fumaria ed è un elemento che deve adattarsi alle più diverse necessità; la canna fumaria è la parte verticale del sistema e rappresenta il "motore" e quindi una parte essenziale dell'impianto fumario, mentre il comignolo termina l'impianto preservandolo dalle intemperie e dai venti che possono influire negativamente sul tiraggio. Il suo funzionamento è semplice, ma particolarmente complesso è il calcolo di tiraggio necessario al progettista quanto al tecnico fumario per assicurare all'utenza servita il corretto smaltimento dei fumi in atmosfera.
Il principio per il quale la canna fumaria "tira" è basato sulla differenza di peso tra i fumi e l'aria esterna. E' da notare, infatti, che all'aumentare della temperatura i fumi si dilatano e conseguentemente perdono peso.
Dal punto di vista del calcolo sono necessari 80 passaggi matematici con il controllo di 23 variabili collegate tra loro per dimensionare l'impianto fumario ad un determinato apparecchio di combustione.
Il tipo di combustibile, la potenzialità e la tipologia della caldaia, ed altri fattori quali la sua posizione rispetto alla canna fumaria sono valori che determinano la diversità tra due impianti di riscaldamento e per i quali sono necessari due diversi impianti fumali.
Per queste sue caratteristiche e la sua funzione l'impianto fumario è considerato come una "macchina termica" che sfruttando la sola energia residua dal processo di combustione e riscaldamento (temperatura dei fumi), funziona sempre e comunque, a condizione che sia regolarmente manutenuto e controllato durante il suo utilizzo. Particolare attenzione dovrà essere rivolta all'adeguamento dell'impianto quando mutano le caratteristiche della caldaia quali il combustibile, la potenzialità e la tipologia (alto rendimento, funzionamento a condensazione, ecc.).

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E’ proprio indispensabile l’impianto fumario?


Sicuramente!! E' un elemento essenziale per le centrali termiche, come per ogni tipo di apparecchio di combustione, e comunque:

  • rende sicura e costante l'evacuazione dei prodotti della combustione dai locali abitati;
  • corrisponde alle reali necessità dell'apparecchio di combustione, quali la composizione chimica e la temperatura dei fumi;
  • collegato all'apporto di aria comburente proveniente dalla presa d'aria, rammentando sempre che un impianto fumario parte proprio dalla presa d'aria;
  • riduce al minimo l'utilizzo di energia termica atta al proprio funzionamento.
Prerogativa principale è sicuramente l'arrivo dei fumi in atmosfera impedendo qualsiasi tipo di disagio, scomodità e disturbo per gli ambienti vicini e soprastanti, con particolare attenzione agli aspetti legati alla statica, l'estetica e la funzionalità dell'intero edificio.
A conclusione del processo di evacuazione dei prodotti della combustione, l'impianto deve inoltre assicurare la massima diluizione dei fumi con l'aria esterna, ottimizzare il "pennacchio da fumo" (verticalizzare e velocizzare l'uscita dei fumi dal comignolo), con la conseguente diminuzione dell'inquinamento ad "altezza uomo".

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Quando non tira più:
Incidenti connessi al mancato funzionamento degli impiani fumari


Gli impianti fumari, se abbandonati a se stessi, da utili ed efficienti si trasformano in pericolosi e svantaggiosi dal punto di vista economico ed ambientale. Lo studio statistico da anni effettuato da enti ed associazioni quali il CIG (Comitato Italiano Gas), il Comando Vigili del Fuoco (con competenze territoriali) ha messo in risalto la responsabilità degli impiantì fumari nella maggior parte degli incidenti domestici e condominiali che coinvolgono caldaie ed apparecchi di combustione di ogni genere. Indicativa la statistica riguardante le caldaie funzionanti a metano, gas combustibile che rileva una percentuale del 87,6% dei casi di incidenti ed intossicazioni da monossido di carbonio dovuti al mancato funzionamento dell’impianto fumario.
Enti di ricerca quali l’ENEA ed il CNR hanno più volte trattato l'argomento "inquinamento indoor", cioè l'inquinamento dell'aria all'interno delle abitazioni e dei condomini a discapito del comfort abitativo. Tra le cause vi sono gli impianti fumari non funzionanti.
Per quanto riguarda l'inquinamento atmosferico, autorevoli esperti più volte hanno ricordato che durante il periodo invernale gli impianti termici, attraverso e per mezzo degli impianti fumari, contribuiscono per il 50% all'inquinamento urbano, per il quale solo da alcuni anni i comuni effettuano controlli e verifiche dell'efficienza delle caldaie in aggiunta ai drastici interventi di blocco del traffico veicolare.

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La manutenzione:
Normative ed obblighi al di là di coscienza e necessità


Essere proprietario di un bene o utilizzare un impianto comporta diritti e doveri. Per un rispetto verso le cose, le persone, sé stessi e gli altri, oggi quanto nel passato non è più ammessa l'incuria per gli impianti. Al diritto di abitare l'edificio in sicurezza, senza aggravi economici eccessivi e nel pieno comfort abitativo, si contrappone il dovere del controllo e la manutenzione degli impianti, la limitazione degli sprechi energetici e delle emissioni inquinanti in atmosfera.
Per gli impianti fumari tutto ciò è vero e riscontrabile in pieno e bastano pochi esempi per capire l'entità dei danni causati dalla mancanza di una semplice manutenzione della canna fumaria:

  • Roma 1995, palazzo Torlonia, la canna fumaria di un caminetto prende fuoco a causa dell'autocombustione della fuliggine che non era stata mai rimossa dall'interno dell'impianto fumario. Alcune travi di legno allargano l'incendio all'intero edificio fino ai negozi sottostanti. I danni sono elevati.
  • Roma 1997, hotel Forum, quattro persone perdono la vita durante la notte a causa dei fumi usciti da una canna fumaria lesionata, di servizio alla centrale termica dell'albergo stesso.
  • Roma 1998, hotel Excelsior, l'impianto fumario del riscaldamento centralizzato si incendia per l'eccessivo deposito di fuliggine mai rimossa.

Gli incidenti mortali, quelli che generano feriti con distruzione di beni e edifici superano il migliaio l'anno.
Il dispendio energetico varia dal 2% al 15% sul totale del combustibile annualmente consumato. L'inquinamento urbano è sempre maggiore, come è in aumento il numero di giorni/anno nei quali le autorità preposte ordinano il blocco veicolare.
La normativa di riferimento è chiara in quanto richiede espressamente ed obbliga:
  • Legge 46 del 1990, manutenzione annuale per gli impianti termici ivi incluso l'impianto fumario.
  • Norma UNI 8364, la manutenzione degli impianti fumari deve essere comunque effettuata almeno una volta ogni tre anni per gli impianti a combustione solido, ogni quattro anni per i combustibili liquidi e ogni cinque anni per i gassosi.
  • DPR 412 del 1993, in edificio condominiale ogni apparecchio di combustione deve essere dotato di una canna fumaria per il trasporto dei prodotti della combustione a tetto.
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Come intervenire per migliorare le prestazioni
dell’impianto termico?


Le fasi di intervento sono cinque:
  1. Video ispezione interna preventiva dell'impianto fumario, per accertare la possibilità di esecuzione del lavoro (presenza di ostruzioni, curve, rotture, cambi di sezione, ...);
  2. Misurazione dell'impianto;
  3. Azione di pulitura;
  4. Vìdeo ispezione di controllo e verifica del lavoro eseguito;
  5. Controllo dati e relazione tecnica.
Prima di iniziare la manutenzione vera e propria è necessario controllare lo stato e le condizioni generali dell'impianto per appurare eventuali difficoltà operative, rotture e deterioramento del materiale e conseguente scelta delle attrezzature per l'intervento. Susseguentemente si procede alla misurazione interna ed esterna del raccordo, della canna fumaria e del comignolo, con particolare attenzione al torrino, tratto terminale della canna fumaria fuoriuscente dal piano delle coperture.
L'azione di pulitura è effettuata previa apertura dello sportello d'ispezione, chiusura del raccordo, smontaggio del comignolo, se necessario. I sistemi operativi utilizzati sono il sistema a percussione funzionante a carrucola e corda, ed il sistema ad aste che permette la pulizia della canna fumaria anche dal basso verso l'alto.
La video ispezione di controllo interna dell'impianto è effettuata per la ricerca di cause di un eventuale malfunzionamento non visibile dall'esterno.
Il tecnico fumario chiude l'intervento verificando il lavoro eseguito e trascrivendo i dati raccolti durante il controllo su apposite tabelle di lavoro che gli consentono di verificare la corrispondenza alle norme vigenti.

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Come risanare un vecchio impianto fumario?


Tra breve ci sarà un altro campo di intervento da prevedere, quello sulle canne fumarie in amianto che per la loro funzione e costruzione ricadono nella legge sull'amianto (Legge 27 marzo 1992, n. 257), la quale prevede per ogni componente in cemento - amianto, il cosiddetto "Eternit", il censimento e il piano di manutenzione.
Il pericolo cancerogeno dell'amianto è accertato ormai da anni e la legge vieta la produzione e la commercializzazione di questo materiale. La pericolosità di questo prodotto è dovuta alla penetrazione di particelle fibrose nei polmoni che provocano tumori alla pleura con esito sempre maligno.
Il risanamento delle canne fumarie in "Eternit" consiste nell'incapsulamento del condotto con materiali idonei, che, nel caso di gas combustibile devono essere anche impermeabili; tale procedura permette di utilizzare e pulire regolarmente la canna fumaria con i sistemi descritti in quanto lo strato di rivestimento deposto risulta esente da abrasioni, assolutamente impermeabile e pertanto a norma.
  • Normative:
1) Legge 10/91, norme per l'attuazione del Piano energetico nazionale in materia d'uso razionale dell'energia, di risparmio energetico e di sviluppo delle fonti rinnovabili di energia
(Articolo 4, c. IV, valori massimi della temperatura ambiente);
DPR n. 412/93, regolamento recante norme per la progettazione, l'installazione, l'esercizio e la manutenzione degli impianti termici degli edifici ai fini del contenimento dei consumi di energia
(Articolo 11, c. IV, XII, XIII, XVIII, XIX, XX, esercizio e manutenzione degli impianti termici e controlli relativi).
La Legge 10 del 1991, nell'ambito di una razionalizzazione dell'uso dell'energia, determina le regole fondamentali per raggiungere il vero risparmio energetico. Il comma IV dell'articolo 4 è attuato dal Decreto ministeriale 412/93, il quale delinea con ricchezza di particolari, il regolamento da seguire per il raggiungimento degli scopi prefissati dalla legge stessa, specificatamente nell'ambito del riscaldamento civile. In particolare richiede ai Comuni al di sopra dei 40.000 abitanti e per il restante territorio alle Province, di far effettuare con proprio personale o gruppi di tecnici esterni un controllo dell'avvenuta manutenzione dell'impianto termico e dello stato di funzionamento dello stesso con scadenza massima biennale.
Tale attività di controllo è realizzata in Europa dai maestri spazzacamini che assicurano una regolare manutenzione e controllo del sistema di evacuazione dei fumi.
2) Legge 46/90, norme per la sicurezza degli impianti (Articolo 1, lettera C, ambito di applicazione);
DPR n. 447/91, regolamento di attuazione della Legge 5 marzo 1990 n. 46 in materia di sicurezza degli impianti
(Articolo 1, c. V, ambito di applicazione Articolo 4, lettera E, progettazione degli impianti).
L'importante novità introdotta dalla Legge 46 del 1990 è la dichiarazione di conformità che l'installatore deve rilasciare al proprietario dell'impianto al momento della chiusura dei lavori. Questo documento certifica l'esecuzione degli impianti a regola d'arte utilizzando allo scopo materiali costruiti a regola d'arte. Attualmente tale legge, non suddividendo le competenze tecniche relative all'impianto di riscaldamento vero e proprio (generatore e impianto di distribuzione) e l'impianto fumario, richiede agli installatori il rilascio di un certificato comprendente tutti gli elementi dell'impianto stesso. Nella maggior parte dei casi, tale documento è rilasciato incompleto per quanto concerne la parte dell'impianto interessato all'evacuazione dei fumi, in quanto non facente parte delle loro conoscenze tecniche. Il tecnico fumario può assolvere completamente a tale compito certificando l'idoneità dei sistemi fumari. Questi rappresentano il suo interesse primario in quanto la propria conoscenza tecnica è basata sul controllo delle canne fumarie.
3) Decreto del Ministro dell'Ambiente del 12/11/92, criteri generali per la prevenzione dell'inquinamento atmosferico nelle grandi zone urbane e disposizioni per il miglioramento della qualità dell'aria
(Allegato 4, indicazioni delle misure da adottare nei piani di intervento operativo
Articolo 3, riscaldamento civile: individuazione delle misure da adottare per ridurre l'inquinamento).
Il Ministero dell'Ambiente, con il Decreto del 12/11/92 ha individuato nel riscaldamento civile una sorgente di emissione di inquinanti che deve essere considerata al pari di altre sorgenti come gli autoveicoli ed i motocicli o le attività industriali ed artigiane.
L'individuazione delle misure da adottare per ridurre l'inquinamento prodotto dal riscaldamento civile, deve considerare i provvedimenti indicati nei piani regionali di risanamento e tutela della qualità dell'aria.
Il tecnico fumario, così come già avviene da anni in alcune nazioni europee, può assolvere
completamente a tale compito senza gravare ulteriormente sull'economia nazionale, eseguendo
controlli capillari contestualmente al proprio operato.

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